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Scarponi 49 : Sentiero italia SI R05 Noci - Gioia del Colle ; Abbazia Madonna della Scala , lago Milecchia ,

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Trail stats

Distance
16.04 mi
Elevation gain
427 ft
Technical difficulty
Moderate
Elevation loss
591 ft
Max elevation
1,377 ft
TrailRank 
66
Min elevation
1,111 ft
Trail type
One Way
Moving time
7 hours 37 minutes
Time
8 hours 55 minutes
Coordinates
4511
Uploaded
May 5, 2022
Recorded
May 2022
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near Noci, Puglia (Italia)

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Itinerary description

Noci – Gioia del Colle

Una tappa medio lunga ma caratterizzata da dislivello trascurabile attraversa in direzione ovest sempre seguendo la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese. Si esce da Noci lungo la strada per Gioia del Colle che si abbandona per inoltrarsi nel Parco “Bosco Giordanello” lungo una carrozzabile minore. Superando una lunga serie di masserie con i loro campi agricoli si raggiungono le prime case di Gioia del Colle e in seguito il centro vero e proprio dell’abitato.

L’abbazia della Madonna della Scala, immersa nel verde della Murgia barese e avamposto del territorio di Noci circondato dai caratteristici trulli, dà un senso di pace e serenità che apre il cuore alla speranza. I monaci accolgono con fraternità tutti quelli che vogliono ascoltare la parola di Dio, che chiedono una parola di conforto o che desiderano compiere un percorso spirituale per brevi periodi.

L’abbazia, che appartiene alla congregazione sublacense, è l’unico monastero benedettino maschile in Puglia. Fu fondata nel 1930 dall’abate Emanuele Caronti il quale poté edificare l’intero complesso sui terreni donati dalla contessa Laura Lenti, una benefattrice che aveva ereditato dal papà Oronzo l’intera proprietà, compresa una grande villa con annesso giardino.
Quella amena collina a 500 metri di altitudine, distante quasi 5 chilometri da Noci, risulta indicata già dall’antica cartografia con la denominazione “Madonna della Scala”. Lì, infatti, da secoli sorgeva una chiesina romanica, oggi inglobata nella nuova grande abbazia, i cui lavori cominciarono nel 1952 e terminarono due anni dopo. Per quella chiesina il pittore fiorentino Ernesto Bellandi, su commissione di Oronzo Lenti, dipinse nel 1900 una tela su cui riprodusse l’effigie della Madonna, collocata ai piedi di una scala che sale verso il cielo, con in braccio Gesù Bambino nell’atto di farle una carezza. Un’opera d’arte che ora si trova nella cappella interna del monastero, mentre nella chiesa abbaziale esiste un mosaico che riproduce la tela con alcune varianti. L’immagine indica il ruolo che ha Maria nel farsi “scala” verso il Paradiso per chi si affida a lei.
VITA DI COMUNITÀ
Nel monastero 15 monaci e un oblato regolare, guidati dal padre abate don Giustino Pege, conducono una vita di comunione ispirata al celebre motto benedettino ora et labora. «La nostra esperienza di fede è caratterizzata dalla piena condivisione», sottolinea padre Giustino, di origini padovane, arrivato nel monastero il 20 febbraio scorso. «Da religiosi viviamo la famiglia nel senso più pieno del termine, in un mondo dove le relazioni tra gli uomini sono spesso instabili. E qui diamo a tutti la possibilità di ritrovare nella preghiera e nel confronto lo spirito evangelico, la serenità d’animo, l’amore verso il prossimo».

LITURGIA AFFASCINANTE
La chiesa abbaziale, che si ispira a movenze neoromaniche, è aperta a tutti i fedeli che giungono per raccogliersi in preghiera silenziosa, per prendere parte alla Messa o per partecipare al canto della Liturgia delle ore celebrata dai monaci. Nella quiete di un panorama incontaminato, la liturgia della Parola e le celebrazioni assumono un tono di particolare raccoglimento.
L’influsso spirituale dell’abbazia raggiunge non solo i paesi e le diocesi più vicine, ma un po’ tutto il territorio pugliese. «Non siamo una parrocchia né un santuario», dice il padre abate, «tuttavia, l’atmosfera in cui si svolge la nostra vita attrae molte persone che si accostano al monastero per approfondire o riscoprire il proprio rapporto con Dio. I monaci sono disponibili per confessioni e colloqui personali».

Il monastero è uno scrigno ricco non solo di storia, ma anche di bellezze naturali, circondato da una pineta e da circa quindici ettari di terreno adibito a uliveto e alberi da frutta, vegetazione boschiva e pascolo. Fanno parte del patrimonio anche delle masserie affidate ad alcuni allevatori e coltivatori.

PREGHIERA E LAVORO
La quotidianità della vita monastica viene scandita dalla preghiera (sette volte al giorno, secondo la regola benedettina) e dal laborioso incedere di diverse attività. Don Giulio, da 38 anni in comunità, è il responsabile della biblioteca (aperta al pubblico) dove sono catalogati ben 61 mila testi e volumi di scienze religiose e teologia, con un fondo speciale dedicato alla cultura e storia del Mezzogiorno d’Italia. L’archivio storico è nelle mani di don Gennaro Antonio che custodisce con cura e dedizione anche i documenti della famiglia Lenti, quelli della Democrazia cristiana di Noci, dischi e spartiti musicali.

Ma il fiore all’occhiello è il laboratorio per il restauro conservativo e il recupero di libri antichi, di pergamene e manoscritti. Un lavoro di cesello, come si faceva un tempo, che don Luigi svolge con passione da ben 52 anni insieme al direttore don Pasquale e a don Giacomo. Nel segno della continuità è stata inoltre creata la casa editrice “La Scala” che realizza pubblicazioni religiose, tra cui una rivista trimestrale di spiritualità – anch’essa intitolata La Scala – diffusa in Italia e all’estero. La casa editrice ha pubblicato nel corso degli anni quasi tutti gli scritti dell’abate e liturgista Mariano Magrassi (1930-2004), per un ventennio vescovo di Bari-Bitonto.

All’interno del chiostro, oltre alla parte strettamente riservata ai monaci, è situata un’ala distinta in cui sono presenti circa trenta stanze destinate agli ospiti di sesso maschile. La vicina villa Lenti, circondata da un bel parco, è ora adibita a foresteria esterna per donne, gruppi di vario tipo e famiglie; può mettere a disposizione oltre venti posti letto, una suggestiva cappella e alcune salette per incontri. «Diamo ospitalità ai fratelli che vogliono pregare nel silenzio, che hanno bisogno di contemplazione, di lasciarsi alle spalle ansia e preoccupazioni, di scavare nel profondo del loro animo», conclude don Giustino. «È il momento più intenso per ascoltare Dio che ti parla al cuore e per riflettere sulla propria vita».


NOCI – Fra le campagne vermiglie dell’agro di Noci, a pochi passi dall’Abbazia Madonna della Scala, si trova un piccolo lago nascosto e perennemente chiuso da un cancello. È uno dei pochi specchi d’acqua della Puglia, che seppur artificiale avrebbe le potenzialità per divenire un’importante attrazione naturalistica e paesaggistica, grazie anche alle tante specie di volatili che lo frequentano. Parliamo di Lago Milecchia
La sua storia è questa. Tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, il Comune di Noci crea un invaso da destinare all’irrigazione o da sfruttare in caso d’incendio. Nel corso del tempo questo bacino, praticamente inutilizzato, diviene però un rifugio per gli uccelli selvatici, che se ne servono per la sosta e la riproduzione.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Così nel 2012 la Regione Puglia finanzia la sua riqualificazione. Viene previsto non solo di accumulare lì le acque reflue depurate da utilizzare per fini agricoli, ma anche di valorizzare il sito dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, elevandolo a “oasi di protezione faunistica”. Il lago, del perimetro di 1,2 chilometri, viene così delimitato da staccionate e sentieri e dotato di panchine e postazioni di birdwatching, per permettere agli amanti dell’ornitologia di godere della vista dei volatili.Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.

Tutto molto bello, peccato che una volta terminati i lavori, nel settembre del 2014, il sito sia stato chiuso e inspiegabilmente mai più riaperto. Oggi i pochi che sono a conoscenza del luogo per usufruirne devono entrare di “straforo”, approfittando di buchi presenti nella recinzione.
Fonte : dal Web

Waypoints

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