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Volante 4 : Timpone- Maratea

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Trail stats

Distance
13.05 mi
Elevation gain
3,051 ft
Technical difficulty
Moderate
Elevation loss
2,110 ft
Max elevation
1,137 ft
TrailRank 
49
Min elevation
68 ft
Trail type
One Way
Moving time
one hour 23 minutes
Time
3 hours 43 minutes
Coordinates
1613
Uploaded
September 17, 2022
Recorded
September 2022
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near Timpone, Campania (Italia)

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Itinerary description

La strada statale 18 Tirrena Inferiore, un tempo strada regia delle Calabrie, è una delle più importanti e lunghe arterie di collegamento del sud Italia. Percorre la costa tirrenica lungo la direttrice stradale e ferroviaria Salerno - Reggio Calabria, collegando così i due centri urbani più estesi della Campania e della Calabria. Si presenta nella sua interezza ad una sola carreggiata con due corsie, una per ogni senso di marcia.

In seguito al decreto legislativo n. 112 del 1998, dal 17 ottobre 2001 la gestione del tratto Napoli - Salerno è passata dall'ANAS alla Regione Campania, ed è attualmente gestito dalla provincia di Napoli e dalla provincia di Salerno.
La strada statale 18 Tirrena Inferiore, un tempo strada regia delle Calabrie, è una delle più importanti e lunghe arterie di collegamento del sud Italia. Percorre la costa tirrenica lungo la direttrice stradale e ferroviaria Salerno - Reggio Calabria, collegando così i due centri urbani più estesi della Campania e della Calabria. Si presenta nella sua interezza ad una sola carreggiata con due corsie, una per ogni senso di marcia.

In seguito al decreto legislativo n. 112 del 1998, dal 17 ottobre 2001 la gestione del tratto Napoli - Salerno è passata dall'ANAS alla Regione Campania, ed è attualmente gestito dalla provincia di Napoli e dalla provincia di Salerno.
Il tratto non più a gestione ANAS costeggia l'autostrada A3 Napoli-Salerno, toccando i principali centri della provincia di Napoli, tra cui Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata e Pompei. Entrando poi nell'agro nocerino sarnese, costeggiando l'autostrada attraversa Scafati, Angri, Sant'Egidio del Monte Albino, Pagani, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, proseguendo poi per Cava de' Tirreni, Vietri sul Mare e Salerno.

Tale tratta, fra il 1911 e il 1952, ospitava il binario della tranvia Salerno-Pompei, esercita dalla società Tranvie Elettriche della Provincia di Salerno (TEPS).

La tratta a gestione ANAS inizia a Salerno al km 54,590 (svincolo di Fratte dell'Autostrada A2dir NA) e termina a Reggio Calabria.

La statale in seguito, non più affiancata dalla A2 del Mediterraneo, riprende il vecchio tracciato, che si presenta omogeneo e rettilineo e abbastanza agevole da percorrere, attraversando la piana del Sele ed i territori comunali di Pontecagnano Faiano, Bellizzi, Battipaglia, Eboli, Capaccio e Agropoli, da dove entra nel territorio del Cilento. Il tratto cilentano si presenta piuttosto irregolare e tortuoso, la sede stradale è abbastanza stretta, caratterizzata da moltissimi tornanti e curve, inerpicandosi nell'entroterra e attraversando numerosi paesi montani sorti alle pendici del Gelbison e del Cervati, attraversando i principali centri abitati di Ogliastro Cilento, Prignano Cilento, Rutino, Vallo della Lucania, Laurito, Alfano, Torre Orsaia, Policastro Bussentino, Vibonati e, infine, Sapri. Una strada in variante, realizzata negli anni 2000 con caratteristiche di scorrimento veloce, evita il tortuoso tratto montano tra Capaccio e Policastro Bussentino.

La statale, in prossimità di Policastro Bussentino, costeggia il litorale del golfo di Policastro e dopo Sapri entra in Basilicata. Dopo aver attraversato la breve costa tirrenica di Maratea, lunga appena una quindicina di chilometri, presso Tortora entra nel territorio calabrese; da qui, dopo aver attraversato numerosi borghi costieri delle province di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, giunge a Villa San Giovanni (da dove è possibile prendere il traghetto per la Sicilia), e termina infine a Reggio Calabria, nel quartiere di Santa Caterina situato a nord della città.
fonte : wikipedia

Maratea (AFI: [maraˈtɛa][10][11], Marathia in dialetto marateota, [maraˈtia][10]) è un comune italiano di 4 767 abitanti[7] della provincia di Potenza, unico centro della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno, attraverso il golfo di Policastro.

Il 10 dicembre 1990 il Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga ha insignito il comune con il titolo onorifico di "Città"[12], titolo di cui comunque Maratea già si vantava in base a un decreto del 1531 firmato da Carlo V d'Asburgo.
«Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. La separa da una catena dolomitica, tutta rocce color carnicino, punteggiata di villaggi […], di castelli diruti e antiche torri saracene, un declivio boscoso rotto da fiumiciattoli e torrenti e sepolto sotto le fronde dei lecci e dei castagni.»
Il territorio di Maratea si estende per poco meno di 68 km². Ha per confini indicativi a nord il comune di Sapri in Campania e Rivello, a sud quello di Tortora in Calabria, a est Trecchina e da dopo di essa il resto della provincia di Potenza e a ovest il mare.

Ciò rende Maratea l’unico comune della propria provincia ad affacciarsi sul mare e l’unico della Basilicata sul Tirreno.

La costa si stende per circa 32 km, variegata da insenature, grotte, scogli, secche e spiagge per lo più ciottolose. Grosso modo al centro della costiera si trova il porto. Lungo il tratto meridionale della costa si distingue invece la piccola isola di Santo Janni.

Numerose le grotte sparse nel territorio, a catasto ne risultano 132 tra marine e terrestri[14]. Tra queste si segnala la Grotta di Marina con molte stalattiti e stalagmiti.

Il territorio marateota è per lo più costituito da rilievi, con pochi pianori e terrazzamenti su cui insistono gli insediamenti antropici. Montagne e colline bagnano per lo più i costoni direttamente sul mare, creando pittoreschi panorami e scorci visivi.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta),[15], ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.
La storia della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e il Miocene inferiore.

Esso evidenzia diverse zone succedute attraverso episodi di metamorfismo durante l'Appiano, i cui depositi terrigeni più antichi si presentano fortemente tettonizzati. Questa conformazione si è originata tra il Langhiano e il Tortoniano e ha interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l'area.

I depositi presso la costa sono formati da calcilutiti, calcareniti grigie e brune con marne, e calcari conglomeratici.

La dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est, delimitata verso il mare e verso l'interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a raggiungere i 1 505 metri con il monte Coccovello[16].

Orografia
La gran parte del territorio di Maratea è costituito da montagne e colline, con una sola area pianeggiante in prossimità della foce del fiume Noce e del confine con la Calabria. Il territorio comunale è compreso tra 0 e 1 505 metri di quota, culminando nella cima del Monte Coccovello, al confine con il comune di Rivello.

I rilievi montuosi della zona nord presenta episodi orografici plastici e di alto livello paesaggistico, con i versanti montuosi che calano direttamente sul mare. I rilievi sono costituiti per lo più da calcari dolomitici[17], e le pareti rocciose presentano caratteristiche variazione cromatiche, passando dal verde boschivo al rosso della nuda roccia calcarea. I principali monti di questo sistema sono[18]:
Monte Coccovello: alto 1 505 m, è il rilievo più alto del territorio. Il monte poggia su una vallata con il monte Cerrita, detta I Pozzi, di paesaggio tipicamente montano. Il monte allunga un versante verso il mare, con delle punte dette monte Spina e Serra del Tuono, che arrivano ad affacciarsi sulla costiera.
Monte Cerrita: alto 1 083 m, detto anche Cerreta o Angiuleddi, è un grande rilievo che distende un fianco lungo tutta la vallata del torrente Fiumicello. Il versante meridionale del monte è spoglio di vegetazione, che si riduce a gariga, mentre quello settentrionale ospita qualche piccolo bosco.
La parte centrale è caratterizzata da un sistema montuoso a forma di Y, anch'esso costituito da formazioni di calcare dolomitico. I rilievi di questo sistema sono:[18]

Monte Crivo: alto 1 277 m, si distingue per la sua struttura con tre punte, con quella centrale caratterizzata dalla presenza di una croce votiva in ferro battuto. Ai piedi del monte si apre una faglia che con un fenomeno di sackung crea una lenta e costante frana che fa scivolare, nel corso dei secoli, la valle sottostante verso il mare[19].
Monte San Biagio: alto 623 m, è il prolungamento sul mare del sistema montuoso del monte Crivo, con la sua caratteristica conformazione allungata verso il mare è l'episodio montuoso più rilevante del territorio di Maratea. Sebbene non altissimo, la sua posizione, al centro del territorio, rende la sua cima un notevole punto panoramico sulla costa e sull'entroterra. Sulla sua cima ospita le rovine dell'antica Maratea detta «Castello», la grande statua del Redentore e la basilica del santo da cui prende il nome.
Serra Capeddera: alta 1 067 m, sovrasta il settentrione della frazione Brefaro.
Serra Pollino: alta 1 099 m, sulla cima ospita il santuario della Madonna di Trecchina.
Monte Maiorino: alto 1 003 m, poco distante dal precedente. Ha dei versanti molto boscosi.
La parte più meridionale del territorio apre grandi vallate attraversate da torrenti alluvionali. Le formazioni montuose, di grande valore paesaggistico, costituiscono tre piani di visione: la costa rocciosa, con al largo le isolette della Matrella e di Santo Janni, la zona costiera quasi pianeggiante, caratterizzata da un verde boschivo e le pareti rocciose perpendicolari alla costa. Solo due gli episodi montuosi notevoli:
Monte Rotonda: alto 852 m, si trova tra Massa e Brefaro. La cima del monte ospita un piccolo bosco.
Serra di Castrocucco: alta 743 m, ha una caratteristica forma a piramide. Sul lato nord, che ospita per lo più garighe e una solitaria pineta. Il lato ovest, più boscoso, posa sul mare due promontori: uno ospita un bosco di cedri, l'altro la Torre Caina. Il versante sud ospita, su un costone roccioso, il Castello di Castrocucco. La parte settentrionale del monte si prolunga in piccole vette.
Idrografia
Nel territorio di Maratea scorre un solo fiume, il Noce, la cui foce segna il confine con la Calabria.

Molti i torrenti che scorrono tra i monti del territorio, ma solamente quello detto Fiumicello, che sfocia in mare presso l'omonima frazione, non ha carattere stagionale o alluvionale. I più lunghi corsi d'acqua sono di questo tipo sono il canale di Montescuro, che scorre alle falde del Coccovello, e quello del Carròso, che nasce presso Brefaro e sfocia nel Noce[18].

Il reticolo idrografico della zona a nord del monte San Biagio è scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo[20], che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti, tra le quali si ricordano quella di Sorgimpiàno, di San Basile, e di Cavalero[18].

La zona a sud presenta invece un più evidente reticolo superficiale, con numerosi torrenti alluvionali che scorrono in profondi valloni verso il mare o verso il Noce.

Flora e fauna
«È un paese meraviglioso, […] è magnifico. […] Non c'è nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori, l'aria di questa terra, il paesaggio così combinato. I colori soprattutto, sono colori primordiali.»

La flora del territorio di Maratea è tipica macchia mediterranea.

La tipica vegetazione è costituita prevalentemente da lecci, per cui si segnala il bosco de Ilicini, formato da caratteristici lecci in miniatura resi nani dalla salsedine[20], così come esemplari di fillirea, lentisco, cisti, mirto, carrubo, corbezzolo, carpinella e siliquastro[22]. A nord della costa si incontra una folta pineta, anche se decimata da due incendi, uno sviluppatosi nel 2009[23] e l’altro nel 2012[24][25].

Sui monti si trovano macchie di arbusti sparsi, accompagnati da carrubi, fichi d'India, ulivi, e viti. I versanti dei monti in parte riparati dall'eccessiva illuminazione del Sole ospitano anche boschi fitti, come sul monte San Biagio, dove si sviluppa un carpineto.

In più, nei pressi della frazione Marina di Maratea, si trova un endemismo floristico degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata) di Primula di Palinuro (Primula palinuri)[26], un raro e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si presenta estremamente ridotto e puntiforme.

Per quanto riguarda la fauna, oltre alle specie comuni, si possono trovare simpatici cuccioli di cinghiali nei boschi e il grande falco pellegrino che svetta nel cielo sopra la costPer la protezione delle fitocenosi e dei preziosi endemismi sono state istituite nel territorio comunale di Maratea ben quattro aree SIC (Sito di importanza comunitaria), facenti parte della rete europea Natura 2000:[27]

Acquafredda di Maratea (codice IT9210015)
Isola di Santo Janni e costa prospiciente (codice IT9210160)
Marina di Castrocucco (codice IT9210155)
Monte Coccovello e Monte Crivo (codice IT9210150)
Gli habitat di pregio, di interesse comunitario, sono i seguenti:

Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae), habitat prioritario (codice Natura 20001120) rappresentato sui fondali compresi nelle aree SIC
Grotte marine sommerse o semisommerse (codice Natura 2000 8330)
Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee, con Limonium ssp. (codice Natura 2000 1240)
Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica (codice Natura 2000 8210)
Matorral arborescenti di Juniperus ssp. (codice Natura 2000 5210).
Clima
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Maratea.
Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C[28]. Maratea presenta un clima mite, caratterizzato da estati calde e umide e inverni generalmente miti e molto piovosi. Le frazioni più vicine al mare, presentano un clima lievemente più mite rispetto al centro, che si presenta più rigido d'inverno, è più caldo d'estate.
Lungo la costa di Maratea si affaccia la piccola isola di Santo Janni.

Poco più grande di uno scoglio, dista circa 500 m dalla costa. L’isolotto prende il nome da un'antica cappella dedicata a San Giovanni, da cui il nome corrotto dal dialetto, e ospita, in particolare nei suoi fondali, un'area archeologica sottomarina tra le più importanti del Mediterraneo.

Sull’isola si segnala anche un endemismo zoologico: il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele[31].
Diverse sono le interpretazioni date al significato del toponimo Marathìa, antico nome ancora conservato nel dialetto. È opinione comune che il nome sia di derivazione greca ed è quasi universalmente accettata la tesi di Giacomo Racioppi, che vuole il nome derivante dalla parola marathus (màrathos, μάραθος, "finocchio selvatico") e col significato di «terra dove cresce il finocchio selvatico»[32]. Altra tesi, diffusa già nel XVIII secolo e tuttora piuttosto diffusa, è quella che il nome sia invece il composto del latino màris e del greco théa, cioè «dea del mare» o «spettacolo del mare» a seconda del significato attribuibile alla seconda parola[33].

Il territorio di Maratea è abitato almeno sin dal Paleolitico medio, epoca a cui risalgono le prime testimonianze archeologiche. Un primo insediamento stabile nacque sul promontorio di Capo la Timpa, a ridosso del moderno Porto, dove è stato ritrovato un villaggio dell'età del bronzo.

Contemporaneamente alla colonizzazione magnogreca, gruppi indigeni di cultura enotria continuarono ad abitare almeno la costa e da qui intrattennero rapporti di scambio e commercio con i navigatori del Mediterraneo. Il modello insediativo cambiò con la conquista romana, nel III secolo a.C., quando ai villaggi indigeni si sostituirono le villae patrizie. I commerci perdurarono: le villae producevano prodotti agricoli e ittici e li smistavano attraverso l’approdo naturale costituito dall’isola di Santo Janni, sui cui fondali esiste il più grande sito archeologico subacqueo di epoca romana del Mediterraneo.

Nel Medioevo, le esigenze difensive e la nuova centralità di agricoltura e pastorizia spinsero le popolazioni a fissare dimora sulla cima dei monti. Sulla cima del monte San Biagio nacque il centro di Marathia, attestato per la prima volta nella storia scritta nel 1079. All’epoca probabilmente il paese era già passato dal dominio bizantino a quello normanno, e nel 1131 confluì nel Regno di Sicilia e Puglia.

Subentrati gli Angioini agli Svevi, durante la guerra del Vespro Maratea resistette a numerosi attacchi da parte degli almugaveri aragonesi. Alla fine del conflitto il paese rientrò nel Regno di Napoli.

La cittadina fortificata sul monte (poi chiamata popolarmente Castello) non era però in grado di soddisfare i ritrovati stimoli commerciali offerti dal mare in epoca moderna. Un secondo centro sorse su un versante della stessa montagna: è l’attuale centro storico, detto anche Borgo. Qui si concentrò gradualmente la vita economica e culturale della comunità e qui si raccoglievano e smistavano le merci provenienti o diretti da Napoli e dall’entroterra lucano, garantendo a Maratea una florida economia.

Alla conquista napoleonica del Regno di Napoli, Maratea subì un drammatico assedio al suo Castello, difeso eroicamente da Alessandro Mandarini, colonnello borbonico marateota egli stesso. Dopo sei giorni di resistenza, Mandarini ottenne l'armistizio e la vita salva per tutti gli insorti.

Dopo la Restaurazione e la nascita del Regno delle Due Sicilie, la scena della vita culturale e politica della comunità di Maratea fu calcata da numerosi patrioti, martiri del Risorgimento, tra cui si segnala Costabile Carducci, deputato di Capaccio ucciso da sicari borbonici sulla spiaggia di Acquafredda nel 1848.

Nel 1860 Maratea venne coinvolta nei moti della Basilicata per l’Unità e nel 1861 con essa entrò a far parte del Regno d'Italia. Anche nel nuovo scenario unitario Maratea vantò uomini di profilo nazionale, quale fu, nel panorama ecclesiastico, il cardinale Casimiro Gennari.

Maratea entrò nel XX secolo con debole modernizzazione: nel 1894 era arrivata la ferrovia, nel 1921 l'energia elettrica. Maratea divenne però una stazione balneare già prima delle guerre mondiali, e, a partire dal Dopoguerra, entrò nel panorama nazionale quale meta turistica ambita e rinomata.

Il 10 agosto 2015 il comune di Maratea ha formalizzato la propria candidatura per entrare a far parte della lista dei patrimoni dell’Umanità UNESCO[34][35].

Simboli
Lo stemma civico di Maratea fu adottato nel XVI secolo, in sostituzione di uno più antico, che raffigurava una sirena sdraiata nuda sugli scogli[6][36]. Lo stemma attuale, riconosciuto con decreto del capo del governo del 22 ottobre 1936[37] e successivamente concesso con decreto del presidente della Repubblica del 27 febbraio 2009[38], si blasona:

«di cielo, alle tre torri di argento, murate di nero, merlate alla guelfa di quattro, finestrate di due, di nero, chiuse dello stesso, munite di due forti marcapiani, fondate sulla pianura di azzurro, mareggiata di argento, la torre centrale cimata dall'aquila bicipite, di nero. Ornamenti esteriori da Città.»

(D.P.R. del 27 febbraio 2009)
l nuovo e l'antico stemma comunale sono stati sintetizzati nell'artistica fontana de La Sirena, opera in bronzo dello scultore Alessandro Romano, che troneggia al centro di piazza Vitolo.

Blasonatura del gonfalone:

«Drappo di bianco con la bordatura di azzurro recante lo scudo comunale.»

Lo stemma è completato dal motto «Regia Civitas, Marisque Dea», che ricorda lo stato storico di Città Regia goduto da Maratea sin dal XV secolo e ricorda l'antico stemma della sirena (che si può considerare una dea del mare). Lo stato di Città Regia è ribadito anche dalla corona, e il legame della città con il mare dal fatto che le torri poggiano proprio sulle onde.

Diverse sono invece le interpretazioni sull'identità delle torri. Tutte poste nel Borgo, secondo alcune fonti sarebbero state costruite nel 1573 per difendere l'abitato che era privo di mura difensive[6], ma questa tesi non mette d'accordo tutti gli storici[39]. Quella centrale è molto probabilmente la torre inglobata nel corpo della chiesa di Santa Maria Maggiore, quella di destra viene identificata con la torre del Palazzo Eredi Picone, mentre quella di sinistra è stata identificata con la Torre d'Alitto, posta nel rione Galata, ai piedi dell'abitat
Il comune di Maratea si fregia del titolo di città ottenuto con D.P.R. n. 6529 del 10 dicembre 1990, titolo che la cittadina già vantava dal 1531 per decreto di Carlo V d'Asburgo[41].

Monumenti e luoghi d'interesse
Si trova sulla vetta del monte San Biagio, sovrastante il centro storico di Maratea. È stata completata nel 1965, con un impasto di cemento misto a Breccia medicea, da Bruno Innocenti, scultore fiorentino, su idea di Stefano Rivetti.

Con i suoi 22 metri di altezza circa, è la statua più alta d'Italia e la sessantaseiesima più alta del mondo, nonché il più famoso monumento di Maratea.[senza fonte] Raffigura il Cristo Redentore, dopo la Resurrezione, in un'iconografia molto distante da quella tradizionale. In più, un particolare effetto ottico fa sì che osservandola da lontano pare guardare il mare, invece ha lo sguardo rivolto verso i monti della Lucania.

Chiese
Per le sue innumerevoli chiese, cappelle e monasteri, Maratea è detta la città delle 44 chiese.[42][43][44][45]

Tra le più rilevanti:

Basilica Pontificia di San Biagio, santuario del santo patrono della città, si trova sulla cima del monte omonimo;
Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, chiesa parrocchiale del centro storico;
Chiesa di San Vito, antica chiesetta medievale;
Chiesa dell'Annunziata, fabbrica cinquecentesca rifatta nel 1748;
Chiesa dell'Addolorata, del 1693, nel centro storico;
Chiesa dell'Immacolata, rifacimento ottocentesco di una cappella settecentesca costruita su una più antica chiesa dedicata a San Pietro, nel centro storico;
Chiesa del Rosario, del 1575, decorata riccamente in età barocca;
Chiesa di Sant'Antonio, del 1615, detta popolarmente chiesa dei Cappuccini;
Chiesa di San Francesco di Paola, del 1616, ai piedi del centro storico;
Chiesa della Madonna degli Ulivi, piccolo eremo di età medievale;
Chiesa di Maria Santissima Immacolata, ottocentesca parrocchiale della frazione Acquafredda;
Chiesa della Madonna Addolorata, nella frazione Cersuta;
Chiesa della Madonna del Carmine, del 1931, chiesa della frazione Massa.
Monumenti minori
La colonna votiva a San Biagio, posta in fronte alla chiesa dell'Annunziata nella piazza di Maratea, fu eretta per volere di popolo il 13 luglio 1758[46]. Essa si compone di tre corpi: una base squadrata, un'antica colonna di marmo (che tradizione vuole essere stata ripescata al largo della costa presso Marina[47]) e la statua del santo a figura intera. Sulla base si trova l'iscrizione:

D.O.M. / DIVO BLASIO MARTYRI INVICTO / MARATHENSIUM CIVITATIS / PATRONO ATQUE OPITULATORI / PRO MERITIS IN SE OMNI INDULGENTHIA / EXMIAQUE LARGITATE COLLATIS / ORDO POPULUSQUE

Obelisco dell'Addolorata
Il piccolo e semplice monumento, eretto nel 1788 dal cittadino Gerardo Laurelli a memoria della scomparsa di uno dei suoi figli[48], si trova di fronte alla chiesa dell'Addolorata. È composto da una guglia su cui trova posto una piccola statua della Madonna Addolorata, raffigurata nella classica iconografia.

Sulla base si trovano incise le parole:

VIATOR / SI QUICQUAM HUMANITUS IN TE EST / SISTE

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